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MIGRANT CHOIR” DA FERRARA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

 

Ieri alla Biennale di Venezia c'è stato uno spettacolo fuori programma: “migrant choir”, un coro di migranti provenienti dal Nord Africa e dall'Africa occidentale, ha cantato l'inno italiano, quello inglese e quello francese davanti ai rispettivi padiglioni, per attirare l'attenzione sulle responsabilità di tutta l'Europa nelle recenti migrazioni di massa attraverso il Mediterraneo e all'interno dell'Europa. Prima di ogni esibizione un membro del coro ha letto a voce alta questo testo:

 

Se non ci fossero frontiere la maggior parte di noi non sarebbe qui e altri come noi, decine di migliaia, non rischierebbero le loro vite tentando di attraversare il Mediterraneo, arrampicandosi sul filo spinato a Ceuta tentando di entrare in Spagna, bivaccando sugli scogli di Ventimiglia tentando di entrare in Francia, accampandosi alla meglio in Calais tentando di entrare in Gran Bretagna.

In Europa si pensa sempre meno di confini e di inni nazionali, dato che all'interno si può viaggiare liberamente e i giovani europei possono studiare in qualsiasi università.

Ma per milioni e milioni di persone, gli inni nazionali significano ancora frontiere e le frontiere sono una questione di vita o di morte ed è per questo che siamo qui a cantare.”

 

Su invito degli artisti canadesi -Elle Flanders & Tamira Sawatzky (Public Studio), Adrian Blackwell, Christine Shaw (Blackwood Gallery, Toronto)-

la nostra Associazione ha organizzato un coro di 23 persone tra le quali 8 ragazze del progetto “mare nostrum” gestito dalla Caritas e 5 ragazzi inclusi nel progetto Sprar gestito dalla coop Camelot. Dopo solo 4 prove nel centro di Cittadini del Mondo, sotto la direzione del musicista Eugenio Sorrentino, questo coro di protesta si è esibito con successo davanti ai diversi padiglioni, con momenti di particolare emozione davanti al padiglione inglese.

 

Speriamo che i governi e i cittadini che sono rappresentati in questi padiglioni rispondano a queste voci, e che smettano di parlare solo di misure di sicurezza con nuovi muri, reti, cani e telecamere. Il coro dei migranti ha creato linee di suono che oltrepassano i confini, un gesto verso il superamento delle frontiere stesse.

 

 

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