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06 Novembre 2026

Nucleo Anti Maranza Ferrara - la risposta di Adam Atik, Presidente di Cittadini del Mondo


Il Nucleo Anti Maranza va ritirato.

 
Sono le sei di sera a Ferrara. Un ragazzo di quindici anni non ha i soldi per pagarsi la palestra, e nemmeno per sedersi al bar. Dove va?
 
Il Sole 24 Ore ci ha messi primi in Italia per spazi sportivi e novantunesimi per spesa sociale su famiglie e minori. Gli spazi ci sono. I soldi per i ragazzi, no.
 
E il sindaco Fabbri una risposta ce l'ha. Non è un posto dove andare. Non è un educatore in più. È un Nucleo Anti Maranza. Un'iniziativa propagandistica e discriminatoria destinata solo a sprecare fondi pubblici, invece che a risolvere le cause del disagio giovanile.
 
Partiamo da un punto fermo. Chi spacca una vetrina o aggredisce qualcuno deve risponderne. Ma se ci fermiamo qui, la prossima vetrina è già rotta. Bisogna chiedersi perché un ragazzo arriva a farlo. Capirlo non vuol dire giustificarlo. Vuol dire impedire che succeda di nuovo.
 
E un ragazzo di quindici anni non è un adulto. Lo dice la legge italiana: per i minorenni il processo è diverso, perché l'obiettivo è recuperarli. Ma per recuperarli servono comunità ed educatori. A Milano, dopo i disordini, per ventitré ragazzini arrestati non c'era posto in comunità, e sono rimasti a casa fino all'udienza. Il ministro Nordio vuole ampliare le carceri minorili. I magistrati minorili non chiedono celle. Chiedono comunità.
 
La sicurezza vale per tutti. Per chi ha una vetrina, per chi porta una divisa, per chi scende in piazza. E in queste settimane le piazze sono state gestite come una prova di forza: perquisizioni preventive a ragazzi e studenti, città blindate, idranti. Il sabato dopo, a Milano, erano in diecimila. Dove mancano mediatori ed educatori, resta solo lo scontro.
 
Poi c'è il nome. Il sindaco dice che le colpe vanno date a chi commette violenza, "non a un'intera comunità". E allora perché ha scelto "maranza", una parola che non descrive un reato, ma discrimina delle persone senza saper dire chi? Una parola che nemmeno Salvini ha saputo spiegare. In conferenza stampa gli hanno chiesto cosa vuol dire. Risposta: "Non ne ho idea". Ci ha provato il deputato della Lega che ha scritto la proposta anti-maranza: verrebbe da "marocchino" e "zanza".
 
Io sono ferrarese, di origine marocchina, con due lauree e un master. Ma nessuna di queste cose, da sola, dice chi sono. Vale per me come per ogni ragazzo di questa città. Quel nome invece fa il contrario. Prende un ragazzo e lo riduce a una tuta, a un cognome, a una faccia. Tutto il resto sparisce.
 
E il resto conta. Tanti ragazzi di Ferrara parlano più lingue, si muovono tra più culture, sanno fare da ponte. In qualsiasi azienda questa si chiama competenza, e la pagano. È tra loro che ci sono i mediatori e gli educatori di domani, proprio quelli che oggi mancano. E al sindaco lo dico chiaro: questi ragazzi non sono il problema di Ferrara. Sono la soluzione che non sta usando.
 
Guardarli e vederci un sospetto ha un nome: profilazione razziale. E adesso ha anche il timbro del Comune. Non regge nemmeno sui fatti: a Milano, nei disordini che il sindaco ha citato, è stata la polizia a parlare di tanti ragazzi di origine straniera e di altrettanti "italianissimi". La violenza non ha passaporto.
 
A Ferrara c'è chi la profilazione la combatte. Sono il presidente di Cittadini del Mondo, e non lo dico per lamentarmi: lo dico perché so di cosa parlo. Per oltre trent'anni, in via Kennedy, abbiamo insegnato l'italiano gratis e tenuto aperto un doposcuola. L'anno scorso il Comune ci ha sfrattati e ci ha offerto uno spazio a quattro chilometri e mezzo dal centro. Noi continuiamo lo stesso. E non siamo i soli.
 
Officina Meca, il circolo Arci sotto il Grattacielo: concerti, cineforum, serate di stand-up. Dopo l'incendio di gennaio ha dovuto lasciare la sala Polivalente su disposizione del Comune. Da nove mesi ottocento soci aspettano una risposta sulla riapertura. Eppure, dicono i volontari, quel blocco non è nemmeno nell'ordinanza di inagibilità.
 
Prima togli ai ragazzi i posti dove andare. Poi annunci un nucleo per quelli che restano in strada.
 
E almeno funziona? Sono sette anni che questa giunta fa della sicurezza la sua bandiera. Sette anni. E oggi è lo stesso Fabbri a parlare di "insicurezza crescente". L'anno scorso in Italia le denunce sono calate dell'1,8%. Nel Ferrarese no. Sette anni della stessa medicina, e il paziente non migliora. E il Nucleo? La stessa medicina, con un logo nuovo.
 
Dietro il logo, cosa c'è? Non si sa quante persone, né quanti soldi, né per fare cosa: il sindaco si è preso un mese per deciderlo. Si sa solo chi guiderà il Nucleo. Nicola Lodi, ex vicesindaco, che entrerà nello staff del sindaco e che a maggio proponeva proprio questo: agenti addestrati contro i "gruppi di maranza". Lodi è stato condannato in primo grado per induzione indebita, un reato contro la pubblica amministrazione, ed è stato sospeso per diciotto mesi in base alla legge Severino. Ha fatto appello, e finché non arriva una sentenza definitiva è innocente. È giusto dirlo. Detto questo, mi chiedo quanto sia sensato affidare proprio a lui il coordinamento di psicologi e assistenti sociali.
 
Intanto, in questa città, l'antimafia indaga su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta. Per quelle, nessuno ha pensato a un logo.
 
Sapete cosa funziona davvero? Lo sanno gli educatori, gli allenatori, gli insegnanti. La preside del Taddia di Cento l'ha detto meglio di tanti politici: i ragazzi più facili da trascinare sono quelli che "non vedono prospettive di realizzazione positiva". Le prospettive non le dà un nucleo. Le dà un educatore che ti conosce per nome. Un allenatore che ti aspetta al campo. Qualcuno che ti aiuta a trovare il primo lavoro.
 
È questo il mestiere del Comune. L'ordine pubblico, per Costituzione, spetta allo Stato. Servizi sociali, scuole e spazi pubblici spettano al Comune. Ed è proprio lì che si arretra. Sulla spesa sociale per famiglie e minori eravamo quarti in Italia: oggi siamo novantunesimi. Il bando dell'anno scorso per i progetti educativi del terzo settore valeva poco più di ventunomila euro. Per tutta la città. Quanto costa il Nucleo? Non ce l'hanno detto.
 
E poi ci sono i luoghi. A quindici anni non basta una palestra. Serve un posto dove stare con gli amici senza dover consumare. Un centro giovani, una sala prove, una biblioteca aperta la sera, il cortile della scuola dopo le lezioni. E anche dove gli spazi ci sono, come le palestre, se non paghi l'iscrizione resti fuori. L'anno scorso, per la prima volta in diciassette anni, il Comune ha pure alzato le tariffe, e società e famiglie denunciano aumenti soprattutto tra i 13 e i 16 anni. Diranno: sono pochi euro. Per una famiglia che non arriva a fine mese, quei pochi euro sono la differenza tra una palestra e un marciapiede.
 
Allora ecco cosa chiediamo. Ritirate il Nucleo. Mettete ogni euro previsto, a partire dall'incarico di staff, in un fondo per il terzo settore, con un bando su più anni: educatori di strada, lezioni di italiano, sport, orientamento, lavoro. Ridate una sede a chi fa doposcuola, cultura e aggregazione. Aprite palestre, scuole e spazi pubblici dal pomeriggio fino a sera, con fasce gratuite per chi non è iscritto a niente. Cancellate i rincari delle palestre. Riportate la spesa per famiglie e minori dov'era, tra le prime in Italia. E scrivetelo nel prossimo bilancio.
 
Chi sbaglia deve risponderne. Ma nessun ragazzo di questa città deve sentirsi sospettato per il cognome che porta o per la faccia che ha. Io voglio una Ferrara dove alle sei di sera un ragazzo ha un posto dove andare e qualcuno che lo aspetta. Una Ferrara che non ha bisogno di un nemico per sentirsi al sicuro. Ha bisogno di un piano. E noi un piano ce l'abbiamo.